secondo s.m.
E:
lat. secŭndu(m) ‘seguente; che viene dopo il primo; favorevole, propizio’, antico part. di sĕqui ‘seguire’ col sign. di ‘che segue’ (EVLI)
D: 1205 (GRADIT)
1828, M. Fougiere, In dieci lezioni l'arte di non essere mai ferito né ucciso in duello, p. 36
La manìa dei duelli fu spinta ben presto agli eccessi i più funesti. Sembrava, che quanto più la nobiltà era illustre, tanto più si piccasse di mostrare un colai furore. L’abuso aumentò straordinariamente mercè l’irragionevole costume d'impegnare i secondi, e anche qualche volta diversi combattenti da una parte e dall’altra, in una querela, in cui ninno di loro avevano interesse
1838, Regno delle Due Sicilie, Collezioni delle Leggi e de' Decreti Reali del Regno delle Due Sicilie. Anno 1838, p. 28
1853, Granducato di Toscana, Codice penale pel Granducato di Toscana, p. 118
Art. 348. I secondi, che non hanno instigato al duello,
si puniscono con l'esiglio particolare da due mesi
a due anni. Ma se, prima del duello, hanno procurato di riconciliare le parti, o se, per causa di
essi, il combattimento ha avuto un esito men tristo di quello, che altrimenti poteva avere, vanno
immuni da ogni pena.
1858, Teodoro Pateras, Dei doveri del secondo nel duello, p. 12
Ogni qual volta occorre una sfida, l'uso vuole
che l'affare sia maneggiato da una persona idonea, onesta ed amica, la quale poi dovrà anche
sul terreno assistere coloro che le hanno dato
un tal mandato. Questa persona venne chiamata padrino, o secondo come più comunemente si dice.
1864, Louis Alfred Le Blanc de Chatauvillard, Codice del duello, p. 8
Dopo le scomuniche fulminate dai papi e gli anatemi del Concilio di Trento,
cioè in sul finire del cinquecento, i principi non poterono più accordare campo franco; e così venne meno
l’anterior disciplina che si dovesse combattere pubblicamente, e col placito di un signore; e il combattere
alla macchia, che innanzi era turpe eccezione, divenne regola. Il che fu gran danno, e perchè pochi
poteano alimentare uno spettacolo di gran lusso,
quale era il combattere nello steccato, e perchè i
sovrani o i maggiori baroni aveano agio d’impedire la pugna con ricusare il campo, con sollevare
quistioni, col farsi rimettere le ragioni dell’ offesa,
e in fine perchè vigilavano sulla pugna stessa e la
potevano a ogni stante sospendere e rivocare. Ad
alleviare però codesto danno, oggidì s’hanno i padrini, o secondi, persone private, scelte da ambo i
combattenti, per conoscere tutto ciò che riguarda
tal prova, intromettersi, assistere e attendere a che
proceda con tutta lealtà.
1868, Cesare Alberto Blengini, Duello e sue norme principali per effettuarlo, p. 21
Il duello colla spada ha luogo a piedi; quelli a sciabola o colla pistola possono consumarsi ancora a cavallo. Questo modo però di combattere è poco usato
oggidì, mentre fu quasi di uso esclusivo ne’ bassi tempi, che si dissero i tempi della Cavalleria. Quando un
tal genere di duello aveva luogo, i Duellanti, chiamati
anche Primi, ed i Padrini, o Secondi, andavano sul
luogo del combattimento coi cavalli bardati e colle pistole nelle fonde. I Padrini segnavano in terra, in modo
ben visibile, le distanze stabilite pei combattitori; e, a
un dato cenno convenuto, i due nemici s’avventavano
l’un contro l’altro, calando fendenti disperati.
1868, Cesare Alberto Blengini, Duello e sue norme principali per effettuarlo, p. 25
Se il Duello non potesse aver luogo poiché l’uno dei
due Primi si rifiutasse per viltà, in questo caso il
suo Secondo deve battersi per lui. Ecco uno dei
tanti motivi che vogliono circospezione nella scelta
de’ Padrini.
1868, Luigi De Rosis, Codice italiano sul duello, p. 81
Incominciandosi a trattare una partita di onore, e comparendo a rappresentare una delle
parti come secondo una persona di cattiva riputazione, e nota alla società per fatti equivoci,
la parte contraria sarà nel dovere di rifiutarlo
come secondo.
1869, Giuseppe Scaglione, Riflessioni e consigli sul duello ed osservazioni sul giurì d'onore, p. 8
Ecco un arbitro nel Padrino o Secondo, un consulente, un direttore, un magistrato, un assistente, un tutto investito di pieni poteri, e
compromesso al pari del Primo tanto in faccia alla legge, che alla società
e duellanti, e pronto a dovere o potere egli stesso battersi ove quistioni
poco delicate avvenissero
1869, Paulo Fambri, La giurisprudenza del duello, p. 10
Il
duello, che non è di per sè certamente la cosa più bella
nè la più indiscutibile del mondo, zoppica anche peggio
in Italia, dove nè i Primi, nè i Secondi, nè il pubblico
sono pressochè mai compresi di ciò che fanno fare, e di ciò che lasciano fare.
1872, Niccolò Tommaseo; Bernardo Bellini, Dizionario della lingua italiana, IV, p. 752
[s.v. secondo] [L.B.] Nel duello, il secondo è che lo assume, se il primo non basta alla riparazione voluta con selvaggia stupidità.
1873, Giovanni Verga, Eva, p. 177
Il dottore dal cappello bianco s'inginocchiò presso del conte, mentre uno dei suoi secondi gli teneva
il capo sui ginocchi, e gli apri la camicia.
il progresso e la civiltà [...] guardando agl'interessi dei duellanti
ch'espongono la vita per un principio, vogliono affidate
le loro sorti, ad uomini che, periti nell'arte nobile dello
schermire, sappiano regolare le condizioni del duello, rendendosi in tutto solidali del fatto e della vita di chi ripone tra le loro mani la sua esistenza. Un di essi che
nel duello prende il nome di Secondo, o Padrino, a differenza del Primo, che è il duellante, suddivide tale responsabilità con un Testimone, chiamato ad accertare se
la lotta abbia avuto il suo pieno sviluppo , secondo le
condizioni antecedentemente stabilite.
1874, Paulo Fambri, Il duello e la riforma del Codice penale, p. 905
Dato il sistema attuale, non regge moralmente la
distinzione tra padrini e secondi.
1875, Giovanni Verga, Eros, pp. 8-9
— Sembrami d'avervi detto abbastanza . Mi batto con Galli perchè ha insultato la marchesa Alberti, e Armandi sarà il mio secondo.
1882, Gerolamo Rovetta, Storiella vecchia, p. 21
— Subito. Devi sapere che il secondo, scelto dall' Aimoni,
è il Gottardi, che è poi fratello di una signorina che l'Aimoni ha promesso di sposare quando ritorna dalla Sicilia.
1882, Gerolamo Rovetta, Era matto o aveva fame?..., p. 48
— Vuol dire, in tal caso, che tu non accetti d'essere il mio
secondo?... Pazienza, me ne dispiacerà moltissimo, te lo assicuro, ma ne cercherò un altro.
1883, Achille Angelini, Codice Cavalleresco italiano, p. 55 nota 10
1884, Giulio Crivellari, Il duello nella dottrina e nella giurisprudenza , p. 87
Il portatore o portatori del cartello, talvolta; i secondi, i testimoni ed i medici, sono adunque, per la essenza del duello, le
persone le quali compartecipano sempre, al duello stesso.
1886, Jacopo Gelli, Il duello nella storia della giurisprudenza e nella pratica italiana, p. 35
Se il vostro secondo, del quale conoscete e apprezzate la reputazione
e l’onorabilità più limpida del cristallo, vi dichiari francamente «hai
torto: riparalo» non titubate un secondo a seguire il suo consiglio.
1888, Filippo Manduca, Studii sociologici, p. 101
L'impulso dell'onore oltraggiato e la sua riaffermazione
mercè un combattimento, la lealtà dello stesso, l'intervento dei padrini o secondi, che garentisce la lealtà e la
regolarità nell'eseguirlo, l'intervento dei testimoni chiamati a guarentigia della pugna, quello dei chirurgi, che
rappresentano l'opera umanitaria del riparare le conseguenze ferali del combattimento sono elementi pur troppo
chiari, che mostrano la differenza giuridica immensa, che
vi sta tra l'omicidio, la personale lesione avvenuta in
duello, e l'assassinio tentato, mancato o consumato del
dichiaramento.
1888, Jacopo Gelli, Nuovo Codice Cavalleresco italiano. Parte prima. La tecnica del duello. Seconda edizione, p. 56
1888, Michele Carcani, Il duello e il codice penale, p. 8
1889, Regno d'Italia, Codice penale per il Regno d'Italia, p. 90
I padrini o secondi sono puniti con la multa da
lire cento a mille, se il duello non abbia per effetto al
cuna lesione personale, e con la detenzione sino a di
ciotto mesi, negli altri casi; ma vanno esenti da pena,
se, prima del duello, abbiano fatto quanto dipendeva
da loro per conciliare le parti, o se, per opera di
essi, il combattimento abbia un esito meno grave
di quello che altrimenti poteva avere,
1891, Policarpo Petrocchi, Novo dizionario universale della lingua italiana. Volume II. L-Z, p. 914
1893, Carlo D'Addosio, Il duello dei camorristi, p. 54
Gli sfarziglianti erano assistiti e sorvegliati dal capo, e dai secondi.
1895, Ernesto Salafia Maggio, Codice cavalleresco nazionale e sua procedura, p. 75
Art. 10.—Il Rappresentante è Secondo o Testimonio di fronte all’offensore, quando è corsa la sfida
propriamente detta.
Il Rappresentante prende il nome di Secondo, appena stabilita la sfida, anche perchè può trovarsi nella
condizione di sostituire il mandante.
1895, Ernesto Salafia Maggio, Codice cavalleresco nazionale e sua procedura, p. 121
Nel duello alla pistola i Secondi saranno,
sul terreno, armati di rivoltella di misura, della quale
devono fare uso tirando contro chi si renderà responsabile, di assassinio.
1896, Anonimo, I moderni iloti del punto d’onore, p. 167 nota 3
Secondo l'Art. 241 [del codice penale italiano, il c.d. Codice Zanardelli], i portatori della sflda sono puniti con la multa fino a lire cinquecento; vanno esenti
però da pena soltanto se impediscono il combattimento. I padrini o secondi sono puniti con la multa da lire cento a mille ed anche con la detenzione sino a diciotto mesi; non sono esenti dalla pena che qualora abbiano prestato i loro uffici per conciliare le parti o per attenuate gli effetti del combattimento.
1896, Jacopo Gelli, Manuale del duellante in Appendice al Codice Cavalleresco Italiano. Seconda edizione, p. 51
I rappresentanti o padrini, detti pure secondi,,
sono coloro che vengono nominati da ciascuna parte
per rappresentare presso la controparte i diritti, le
ragioni e gli obblighi dei contendenti. Se i rappresentanti devono assistere il loro cliente nello scontro
assumono la denominazione di testimoni.
1897, Masaniello Parise, Manuale cavallaresco, p. 33
Per la presentazione dei secondi
è assegnato allo sfidato un periodo che può
essere minore, non maggiore di 24 ore dal mo
mento della sfida.
1898, Vincenzo Grasselli, Sul duello: considerazioni fatte in seguito alla palpitante agitazione contro di esso, p. 13
Nessuna sfida per duello può aver
luogo, senza preventiva scelta di due Secondi da parte
di ognuno dei Contendenti.
1899, Filippo Crispolti, Un duello, p. 12
A proposito, quando verranno da me i secondi di Canetoli, io darò loro il nome tuo, Intelminelli, e il tuo, De Mauri. Chiedo scusa agli
altri, ma voi siete compagni più antichi; mi farete il piacere di fissare ogni cosa, e se Canetoli vuole una strage, contentatelo; quando si
ha torto bisogna essere generosi.
1899, Jacopo Gelli, I duelli mortali del secolo XIX , p. 4
Mentre i primi si picchiavano gagliardamente e si uccidevano tra di loro per la vanità [...] i secondi, o padrini (leggasi bravi), si scannavano senza rimpianti pour le plaisir du cœur; e senza
scrupoli e senza rimorsi, i vincitori si ponevano in due o in
tre, talvolta aiutati dai lacchè, a finire quello tra gli avversari che non per anco aveva reso l’anima al Creatore! Allora non si guardava tanto pel sottile.
1903, Emilio Federici, Guerra al duello! , p. 42
I portatori della sfida ed i padrini
o secondi sono puniti, salvo che, quanto ai primi, se impediscano il
combattimento, e quanto ai secondi, se, prima del duello, abbiano
fatto quanto dipendeva dà loro per conciliare le parti, o se, per opera
di essi, il duello abbia avuto un esito meno grave.
1906, Antonio Russo-Ajello, Il duello secondo i principi, la dottrina, la legislazione, p. 113
Il duello non è quasi mai interessante, perchè
c’è sempre un po’ di funerale sui personaggi che devono
rappresentare la commedia per la conquista o la riconquista dell’onore offeso o oltraggiato o diminuito o perduto.
Primi e secondi e medici sono pallidi, cadaverici, muti come
intorno a una tomba.
1914, Carlo Mario Brunetti, A loro!, pp. 153-154
Si chiamano padrini o secondi coloro che
vengono nominati da ciascun avversario, con
i poteri necessarii per essere rappresentato
presso la controparte, vedere sostenuti i suoi
diritti, vedere condotta a termine la vertenza
dal momento della sfida a quello dello scontro,
ed essere assistito sul terreno durante il combattimento.
1917, Manfredo Camperio, Autobiografia di Manfredo Camperio (1826-1899), p. 16
La mattina seguente vennero
da me i padrini. Io scelsi il Meraviglia e Passati per miei secondi e fu combinato il duello,
Note
GRADIT data al 1873 il significato 'padrino di un duello' sebbene il GDLI riporti come luogo di prima attestazione una relazione del 1605 dell'ambasciatore veneto in Francia Angelo Badoèr (1565-1613). Il termine secondo rimanda a un'antica (e nel XIX sec. quasi unanimemente biasimata) usanza che dava la possibilità al s. di sostituirsi al primo nel combattimento.
Scheda a cura di Stefano Miani
Pubblicato il 20/01/2025