duello alla macchia loc.s.m. 

'Duello che nei secoli XVI e XVII si svolgeva in luogo segreto (per lo più impervio e difficile da raggiungere) in modo da sfuggire al controllo dell'autorità'

Attestazioni

1875, Giuseppe di Menza, Il duello leale e il duello sleale, p. 10

Durante lo imperio delle tante severe leggi che punivano di morte il duello, nascea in Italia una specie di singolare tenzone misteriosa ed occulta a cui venne dato il nome di duello alla macchia. Cavalieri d'onore, dicea sin dal 1564 del Muzio, non possono, non debbono cercare i luoghi solitarj per battersi, e fuggire così il cospetto degli uomini, imperocchè sono i luoghi deserti luoghi da fiere o da assassini; ed è vergogna dei gentiluomini quella di combattere alla macchia, cioè fuor di ogni legge, e fuori di ogni onesta usanza delle persone di onore.
Tutto il secolo XVI tutto il secolo XVII e i sussiguenti altamente e chiaramente riprovarono il duello alla macchia; lo dissero opera da ladroni e di assassini, perchè privi delle guarentige che solo può dargli la fede privata.

1899, Jacopo Gelli, I duelli mortali del secolo XIX , p. 3

Caduto in disuso il duello giudiziario; proibito con cento gride; colpito da scomuniche, da anatemi e da forche il combattimento singolare, si ricorse al duello alla macchia, costume particolare del mondo moderno, nato e cresciuto sotto il bel cielo azzurro del Reame di Napoli, perchè quivi, la legge era più indulgente pe’ volgari baruffatori che per i compiti duellanti.

1906, Antonio Russo-Ajello, Il duello secondo i principi, la dottrina, la legislazione, p. 39

I duelli clandestini, i duelli alla macchia sono e furono riprovati sin dal 1664: quando il Muzio proclamava che i cavalieri d’onore non potevano, non dovevano cercare i luoghi solitari per battersi, fuggendo cosi il cospetto degli uomini, imperocché sono i luoghi deserti luoghi da fiere o di assassini, ed è vergogna de’ gentiluomini quella di combattere alla macchia, cioè fuor di ogni legge, e fuori di ogni onesta usanza delle persone d’onore; [...] il duello alla macchia è considerato qual opera da ladroni e di assassini.

1928, Jacopo Gelli, Duelli celebri, nota 2 p. 12

Il duello alla macchia fu un retaggio del secolo XV, detto «il secolo degli avventurieri e dei bastardi», i quali, non soggetti a convenzioni o a tradizioni, facevano dipendere tutto dalle qualità personali di chi osava tentare la fortuna con amici o aderenti che fosse riescito a guadagnarsi. Ad essi tutto era permesso, perchè nessuno scrupolo vietava loro la violenza, il tradimento ed il sangue. La loro coscienza non era predisposta a sentire rimorsi: la ragioni calcolava e misurava tutto.

Note

Cfr. DELI s.v. Macchia2: «Da macchia1, perché si presenta come una ‘macchia’ sul terreno brullo. Tutti i sign. fig. e i modi di dire si intendono bene, pensando alla macchia, come ad un sicuro rifugio nascosto; così l'Ariosto parla di un “reposto / lupo alla macchia il capriolo attende”. E il TB diffusamente: “E perché nelle macchie si nascondono e fiere, e ladroni a fare furtivamente loro malefizi, così dicesi Fare checchessia alla macchia, per farlo nascostamente e furtivamente. Così degli stampatori, monetieri, o falsatori di monete, che senza alcuna autorità del pubblico stampano o lavorano, dicesi Stampare o Fare alla macchia, Battere moneta alla macchia, e sim.”. In quanto alla più recente loc. darsi alla macchia, malgrado la sua vitalità e diffusione, non riuscì a dar luogo a der., come il parallelo fr. maquis (V.): Migl. Par. 149».


Scheda a cura di Stefano Miani

Pubblicato il 13/11/2024