disarmo s.m. 

'Colpo proprio della tecnica della scherma. Nel duello alla spada o alla sciabola col d. si riesce a disarmare l'avversario. Il d. non è causa sufficiente per far cessare un duello'

E:

der. di disarmare

D: 1662 (GRADIT)

Attestazioni

1863, Alberto Marchionni, Cesare Errichetti, Norme sui duelli e attribuzioni dei padrini. Trattato dei professori di scherma A. Marchionni e C. Errichetti, p. 35

Tanto nel duello di sciabola come io quello di spada, i duellanti possono (se vogliono) legarsi l'arme alla mano.
Siccome in lai caso resta impedito il disarmo ed a taluna questa disposizione non potrebbe andare a genio, è necessario stabilire una regola, com preso anche l'incidente in cui una lama potesse rompersi nel combattimento.

1864, Louis Alfred Le Blanc de Chatauvillard, Codice del duello, p. 74

Il combattente che ha ferito l'altro deve, secondo le regole della delicatezza e del punto d’onore ben inteso, dare indietro, restare in guardia e fermarsi; ma perchè accade spesso che una ferita è appena sentita, il combattimento non è veramente arrestato, secondo le regole del duello, che dal veto dei padrini, o in caso di disarmo.

1869, Giuseppe Scaglione, Riflessioni e consigli sul duello ed osservazioni sul giurì d'onore, pp. 18-19

Schivate sempre per amor del Cielo di accettare i duelli alla spada, non l’ammettete quasi mai, e se costretti fatelo fra due nobili schermitori, fra persone opinate per esperienza che risplendono di onore, delicatezza e generosità d’animo, perchè conoscendo loro stessi per la lunga tattica cavalleresca l'importanza di simile arma non si avventano alla cieca ma con riflessione, non si permettono uscire dal tempo, non fare la cosi detta inquartata, il disarmo, o il cartoccio a terra quattro terribilissimi colpi che vi danno con certezza tristissimi effetti.

1874, Paulo Fambri, Il duello e la riforma del Codice penale, p. 907

Se i due avversari fanno uso di dragona, diventa estremamente difficile il distinguere un disarmo da una sviata, perocchè per l'allentamento delle dita la spada non cada; se invece non si fa uso di dragona, essa cade, il fatto del disarmo diventa evidente, e i padrini subito accorti possono subito rimediare.

1876, Settimo Del Frate, Istruzione per la scherma di sciabola e di spada del prof. Giuseppe Radaelli, p. 75

Per sforzo s'intende quel colpo che si vibra con forza sul ferro avversario allo scopo di levarlo di mano, o di sviarlo dalla sua direzione. Nel primo caso lo sforzo chiamasi di disarmo, e nel secondo caso, di deviamento. Pel disarmo il ferro avversario riceve l'urto della parte opposta dell'apertura della mano, e viceversa per quella di deviamento

1883, Achille Angelini, Codice Cavalleresco italiano, p. 105

L'uso, adottato nella scuola napoletana, di legarsi alla mano l'impugnatura dell'arma è, in massima, proibito, perchè impedisce ai testimoni di scorgere all'istante il disarmo ed inoltre paralizza i movimenti più importanti del pugno.

1883, Achille Angelini, Codice Cavalleresco italiano, p. 98

Chi ha disarmato l'avversario non ha l'obbligo di raccattargli il ferro. Dopo il disarmo il duello dovrà esser continuato, e ciò tanto per le ragioni esposte nel l'art. 33 del Cap. XV, quanto perchè altrimenti chi si trovasse a mal partito e volesse cavarsene senza danno, per farla finita potrebbe a bella posta lasciarsi cadere l'arma di mano.

1884, Masaniello Parise, Trattato teorico-pratico della scherma di spada e sciabola preceduto da un cenno storico sulla scherma e sul duello, pp 106-107.

§ 87. Guadagno di spada o disarmo, a piè fermo e camminando.

Il guadagno di spada è possibile in due modi, cioè in dentro e in fuori.
È possibile in dentro, quando sulla spada avversaria in linea o dal proprio legamento di terza, si esegue uno sforzo spirale da fuori in dentro molto graduato, che principii dalla posizione nella quale si è legata la spada, e termini col pugno tutto di quarta, vibrandosi nella stessa posizione la botta dritta al petto.
È possibile in fuori, quando sulla spada avversaria in linea o dal prprio legamento di quarta, si graduerà lo sforzo in senso opposto al precedente, compiendolo col pugno tutto di seconda, ed in questa posizione si colpirà al fianco nemico. Quest'azione, come la battuta atterrando, se non riescirà a disarmare l'avversario, lo renderà incapace alla difesa.
Potrà effettuarsi a piè fermo e camminando.

1886, Jacopo Gelli, Il duello nella storia della giurisprudenza e nella pratica italiana, p. 122

Dopo il disarmo il duello deve continuare, a meno che lo impediscano ferite gravi.

1887, Ferdinando Masiello, La scherma italiana di spada e di sciabola, p. 279

§ 143. — Del disarmo.

L'azione del disarmo tende, mediante lo sviluppo massimo della potenza del braccio, a conseguire un effetto ancora maggiore di quello dello sforzo; può effettuarsi di seconda e di mezzocerchio; sia a piè fermo che camminando. Eseguendolo però a piè fermo si raggiunge più facilmente lo scopo, perchè meglio si supera la graduazione del ferro avverso.
Il disarmo si eseguisce sia dal proprio legamento, sia avendo la propria spada sulla linea, e mantenendo un leggiero contatto con quella dell' avversario.
Quando le spade saranno sulla linea di quarta, si eseguirà il disarmo di seconda; e quando sulla linea di terza si eseguirà quello di mezzocerchio.


Scheda a cura di Stefano Miani

Pubblicato il 30/09/2024