disarmo s.m. 'Colpo proprio della tecnica della scherma. Nel duello alla spada o alla sciabola col d. si riesce a disarmare l'avversario. Il d. non è causa sufficiente per far cessare un duello'
E:
der. di disarmare
D: 1662 (GRADIT)
Tanto nel duello di sciabola come io quello di
spada, i duellanti possono (se vogliono) legarsi l'arme alla mano.
Siccome in lai caso resta impedito il
disarmo
ed a taluna questa disposizione non potrebbe andare a genio, è necessario stabilire una regola, com
preso anche l'incidente in cui una lama potesse
rompersi nel combattimento.
1864, Louis Alfred Le Blanc de Chatauvillard, Codice del duello, p. 74
1869, Giuseppe Scaglione, Riflessioni e consigli sul duello ed osservazioni sul giurì d'onore, pp. 18-19
Schivate sempre per amor del Cielo di accettare i duelli alla spada,
non l’ammettete quasi mai, e se costretti fatelo fra due nobili schermitori, fra persone opinate per esperienza che risplendono di onore, delicatezza e generosità d’animo, perchè conoscendo loro stessi per la
lunga tattica cavalleresca l'importanza di simile arma non si avventano
alla cieca ma con riflessione, non si permettono uscire dal tempo, non
fare la cosi detta inquartata, il disarmo, o il cartoccio a terra quattro
terribilissimi colpi che vi danno con certezza tristissimi effetti.
1874, Paulo Fambri, Il duello e la riforma del Codice penale, p. 907
Se i due avversari fanno uso di dragona, diventa estremamente difficile il distinguere un disarmo da una sviata, perocchè per l'allentamento delle dita la spada non cada; se invece non si fa uso di dragona, essa cade, il fatto del disarmo diventa evidente, e i padrini subito accorti possono subito rimediare.
1876, Settimo Del Frate, Istruzione per la scherma di sciabola e di spada del prof. Giuseppe Radaelli, p. 75
Per sforzo s'intende quel colpo che si vibra con forza
sul ferro avversario allo scopo di levarlo di mano, o di
sviarlo dalla sua direzione. Nel primo caso lo sforzo
chiamasi di disarmo, e nel secondo caso, di deviamento.
Pel disarmo il ferro avversario riceve l'urto della parte
opposta dell'apertura della mano, e viceversa per quella
di deviamento.
1883, Achille Angelini, Codice Cavalleresco italiano, p. 105
L'uso, adottato nella scuola napoletana, di legarsi alla mano l'impugnatura
dell'arma è, in massima, proibito, perchè
impedisce ai testimoni di scorgere all'istante il disarmo ed inoltre paralizza i
movimenti più importanti del pugno.
1883, Achille Angelini, Codice Cavalleresco italiano, p. 98
Chi ha disarmato l'avversario non
ha l'obbligo di raccattargli il ferro. Dopo
il disarmo il duello dovrà esser continuato,
e ciò tanto per le ragioni esposte nel
l'art. 33 del Cap. XV, quanto perchè altrimenti chi si trovasse a mal partito e
volesse cavarsene senza danno, per farla
finita potrebbe a bella posta lasciarsi cadere l'arma di mano.
1884, Masaniello Parise, Trattato teorico-pratico della scherma di spada e sciabola preceduto da un cenno storico sulla scherma e sul duello, pp 106-107.
§ 87. Guadagno di spada o disarmo, a piè fermo
e camminando.
1886, Jacopo Gelli, Il duello nella storia della giurisprudenza e nella pratica italiana, p. 122
Dopo il disarmo il duello deve continuare, a
meno che lo impediscano ferite gravi.
1887, Ferdinando Masiello, La scherma italiana di spada e di sciabola, p. 279
Scheda a cura di Stefano Miani
Pubblicato il 30/09/2024