arbitro s.m. 

'Figura terza, scelta di comune accordo dai duellanti o dai loro rappresentanti, chiamata a dirimere questioni di vario genere, dalla sussistenza delle ragioni che portano al duello alle modalità del suo svolgimento'

E: lat. arbiter, arbitrum (LEI s.v. arbiter)

D: 1287-88 a. (TLIO)

Attestazioni

1865, Pietro Ellero, Sul tema proposto dalla Regia Accademia di Scienze, Lettere ed Arti in Modena «Dei mezzi più opportuni a bandire dalla società il duello, o almeno a renderlo meno frequente», p. 109

Migliore provvedimento sarebbe che, tralasciando discorrere di queste ragioni, si statuisse il deferimento delle querele d’onore a un magistrato, a un arbitro, od a persone eminenti, alle cui decisioni le parti dovessero sottostare.

1881, Vincenzo Bellini, Manuale del duello, p. 39

Verificandosi nella discussione tra i secondi, differenza di opinione sulla valutazione di un incidente qualsiasi, derivato dalla vertenza: sulla esistenza, per esempio, od inesistenza della offesa, sul diritto di pretendere la tale o tale altra condizione, ecc.; si ha, da qualunque dei due secondi, il diritto di proporre che la questione venga risoluta da un arbitro, semplicemente, o da un giurì d'onore.
L'arbitro può non essere accettato dalla parte a cui vien proposto, ed in tal caso si deve ricorrere necessariamente al giurì, e del modo di convocarlo e del sistema da tenersi nella esposizione della questione, e dell’arbitrato, ci occuperemo in un capitolo speciale.

1883, Achille Angelini, Codice Cavalleresco italiano, p. 37

Se l'offensore rifiutasse di fare ciò che viene imposto dai rappresentanti per finire la vertenza all' amichevole, i rappresentanti nomineranno tosto un distinto personaggio come arbitro.

1886, Jacopo Gelli, Il duello nella storia della giurisprudenza e nella pratica italiana, p. 108

Nell’intendimento di addivenire ad una soluzione amichevole e che tutelasse in pari tempo l’onore dei rispettivi mandanti,
decisero di appellarsi al giudizio del signor X, scelto di comune accordo in qualità di arbitro. .

1888, Jacopo Gelli, Nuovo Codice Cavalleresco italiano. Parte prima. La tecnica del duello. Seconda edizione, pp. 125-126

Non è necessario che l’arbitro sia un Nestore per vetustà, ma che non sia nemmeno troppo giovane, poiché la moderazione del carattere, il sangue freddo, la mente elevata, più che gli anni, possono nelle funzioni dell’arbitro condurre ad una onorevole pacificazione. Quindi, conoscenza profonda delie cose cavalleresche, intelligenza, onestà a tutta prova, reputazione più limpida del cristallo, estraneo alla vertenza, imparziale, soprattutto imparziale, e perciò conoscente o amico  di ambedue gli avversari, o di nessuno.


Scheda a cura di Stefano Miani

Pubblicato il 12/12/2024