arbitraggio s.m. 

'Giudizio che i duellanti, o i loro rappresentanti, chiedono a un arbitro scelto di comune accordo. L'A. può riguardare tutte le questioni e le fasi del duello in cui non vi è accordo tra le parti e ogni decisione presa è insindacabile'

E:

dal fr. arbitrage, der. di arbitrer ‘arbitrare’ (EVLI)

D: 1539 (GRADIT)

Attestazioni

1888, Jacopo Gelli, Nuovo Codice Cavalleresco italiano. Parte prima. La tecnica del duello. Seconda edizione, p. 125

L’arbitraggio è uno dei mezzi più efficaci por raggiungere il pacifico componimento delle questioni d’onore. Il verbo dell’arbitro, qualunque possa essere, è giudizio inappellabile, e se non resta «articolo del Codice Cavalleresco», come un verdetto di un tribunale d’onore, pure, per le parti, che a lui hanno ricorso, è leggo sacrosanta, che cavallerescamente e onestamente non si può disconoscere senza recare gravissima ingiuria a chi fu chiamato a decidere della questione, rendendosi indegni della qualifica di gentiluomini.

Note

Il termine, duramente criticato dai puristi (Rigutini, Fanfanie e Arlìa) è utilizzato da Gelli nelle varie edizioni del suo Codice cavalleresco a partire dal 1888.


Scheda a cura di Stefano Miani

Pubblicato il 17/01/2025